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2015-01-01

Gli undici distretti in campo contro i colossi esteri "Vinceremo con la qualità"

Non cambia casa l’arredamento Made in Italy, ma si allarga e si tinge di verde. Anzi, malgrado il quinquennio di passione, durante il quale sono sfumati 10 miliardi di fatturato (il 22% del totale), il mondo del mobile Made in Italy si stringe attorno ai suoi 11 distretti produttivi tentando di recuperare il terreno perduto grazie a nuove sinergie (fusioni e cluster d’impresa) e sostenibilità. I primi segnali di risveglio arrivano, anche se non per tutti, dalle esportazioni.
Per Federico Visconti, titolare della cattedra di strategia e imprenditorialità alla Sda Bocconi, dobbiamo parlare di evoluzione darwiniana del settore e dei suoi centri produttivi. «Non c’è spazio per tutti. È spiacevole dirlo, ma la globalizzazione ha imposto un cambio di marcia. E tanti artigiani e terzisti ne stanno facendo le spese. Il modello del distretto è ancora valido, ma va aggiornato ai tempi di un’economia terribilmente competitiva. Se ieri servivano 10 fornitori per servire un medio grande marchio, oggi ne bastano la metà. Perché le aziende più forti esportano sempre di più e devono quindi produrre anche all’estero». Chi ha cambiato pelle in tempo oggi corre a doppia cifra. Prendete il distretto di Livenza, quel tessuto imprenditoriale tra Pordenone e Treviso capace di sfornare in pochi chilometri quadrati 2 miliardi di giro d’affari e impiegare 13 mila addetti in 800 aziende.
Da queste parti si ragiona da tempo con la sintassi della Green Economy, individuando nella sfida ambientale uno dei terreni su cui riposizionarsi. Il 3 aprile è andata in scena l’ultima puntata dalla svolta verde di Livenza con il nuovo progetto, in collaborazione con Symbola, di sostenibilità e di certificazione a basso impatto ambientale di tutte le aziende del distretto. I risultati, già oggi, non mancano: 20% di emissioni di composti organici volatili in atmosfera, raccolta differenziata di rifiuti solidi urbani pari al 65,64%. Il tutto spingendo nelle partnership d’impresa, sia in Italia che all’estero, come l’ultimo accordo siglato con l’associazione delle imprese del legno del Vietnam. Nel 2011 le esportazioni di mobili da Treviso sono cresciute del 15% e da Pordenone del 6,9%. Queste, l’innovazione sostenibile e le sinergie per l’internazionalizzazione, sono le strade maestre per riagguantare la ripresa. Ne è convinto Mauro Manassero, presidente del distretto del mobile Livenza: «Bisogna mettere in rete le varie competenze ed eccellenze che possediamo nel territorio; e insistere nei processi di aggregazione tra le imprese distrettuali per poter affrontare i mercati in maniera coerente con la domanda e in modo strutturato. È indispensabile quindi promuovere concretamente la realizzazione di un network di esperienze che possano fornire le basi per condividere investimenti». Quello del distretto è un modello ancora valido per Manassero, che va solo modernizzato:«La filiera resta il riferimento per tutti, che permette la realizzazione di rapporti di collaborazione quali forniture di componenti, di semilavorati e la realizzazione di fasi di lavorazione a costi particolarmente vantaggiosi per la vicinanza delle aziende che insistono all'interno dell'area distrettuale». A fronte di questo dinamismo non spaventa l’avanzata di Ikea: «In Italia, il colosso svedese acquista più di quanto vende; ciò significa che il mondo della grande distribuzione ha trovato nel nostro territorio dei fornitori importanti, capaci ed affidabili. Certo, per poter mantenere un ambito di collaborazione costante e proficuo con la grande distribuzione è indispensabile essere competitivi e particolarmente efficienti».
Al sud la situazione è ancora critica, con un distretto del divano nella Murgia che soffre ancora moltissimo: nel 2003 valeva 2,2 miliardi di euro, il 55% della produzione italiana e circa l’11% di quella mondiale, mentre oggi è sprofondato a meno 6,8% nelle esportazioni per circa 374 milioni di euro di vendite e 4,7 milioni di cassa integrazione autorizzate. La frenata si avverte un po’ ovunque, anche nei distretti gioiello del Nord: 4,3 milioni di ore autorizzate a Livenza e Quartiere del Piave, più distante il monte ore di Cig del legnoarredo della Brianza, 3,4 milioni di ore autorizzate e del mobile d’arte del bassanese, 2,1 milioni di ore autorizzate. Si soffre, ma si riprende a correre. È il caso del distretto della Brianza, che nel 2011 ha segnato una crescita dell’11% delle esportazioni pari a 670 milioni di euro.
Per la classificazione distrettuale di Unioncamere, la Brianza del mobile risulta il secondo miglior territorio nazionale, dietro solo a Trento, dove è più conveniente fare impresa e investire. Carlo Molteni è alla guida di uno dei marchi di punta del Made in Italy, Molteni&C, capace in pochi anni di reinventare catalogo prodotti e modello distributivo, puntando con i suoi monomarca sui mercati emergenti. «Nel 2011 – dice l’imprenditore – il nostro fatturato consolidato è passato da 216 a 230 milioni. E questo succede grazie al modello del distretto, che è ancora forte ed efficiente. Basta un giro di telefonate per convocare il meglio della produzione locale. Il problema sta nell’internazionalizzazione. Soprattutto per quei terzisti che lavorano a fianco dei grandi brand del mobile. Per essere competitivi devono specializzarsi maggiormente e crescere di dimensione».

Fonte: Repubblica.it

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