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2015-01-01

Moda e lusso: Italia, arriva lo straniero. Sempre di più le aziende che passano la mano

Mentre il settore della moda e del lusso, a livello globale, registra segnali di crescita, grazie a un 2011 positivo (trainato soprattutto dall'Asia e dai Paesi in via di sviluppo) e a previsioni moderatamente ottimistiche per l'anno appena iniziato, c'è un dato che preoccupa il made in Italy. 

Proprio nell'anno in cui le operazioni di fusione e acquisizione nell'ambito della moda e dell'abbigliamento hanno subito una flessione del 33% (91 contro le 137 del 2010 e le 149 del 2007), ben 15 di queste, ossia il 16% del totale, riguardano deal realizzati in Italia da gruppi stranieri.

E' quanto emerge da un'analisi condotta dallo studio Pambianco, che commenta: "Non è tanto il numero che preoccupa, quanto la qualità delle operazioni realizzate dagli stranieri nel nostro Paese. Andando di questo passo si corre il rischio di perdere nell'arco dei prossimi anni gran parte del patrimonio italiano nei settori della moda e del lusso".

I "predatori" più voraci si confermano i francesi, autori nel 2011 dei due colpi simbolo dell'anno: il passaggio di Bulgari in Lvmh e l'acquisizione della storica sartoria maschile Brioni (che veste Obama, Putin e tutti i James Bond al cinema) da parte di Ppr. Tra l'altro i due colossi transalpini avevano già messo le mani su altri marchi italiani: Bernard Arnault è proprietario di Fendi, Emilio Pucci e Acqua di Parma, mentre il rivale François-Henri Pinault, di Ppr, aveva già nel suo carnet del lusso Gucci, Bottega Veneta e Sergio Rossi.

Ma non solo la Francia si innamora del made in Italy. L'anno appena passato ha visto anche l'8% di Ferragamo, per esempio, acquisito dalla Peter Woo Kwong Ching di Hong Kong (presso la cui Borsa è quotata la società e perchè la Cina è un mercato importantissimo per la maison fiorentina); nel settore pelletteria Mandarina Duck e Coccinelle sono diventate coreane, prese da E. Land; Gianfranco Ferrè è passato a Paris Group, che non è francese ma degli Emirati Arabi, così come è arabo il fondo Mudabala che ha comprato il 40% di Ballantyne. Infine, Belstaff è andato a finire in Austria (Labelux) e persino l'italianissimo marchio di distribuzione La Rinascente batte ora bandiera thailandese, tramite la Central Retail Corporation. 

Il prossimo big ad aggiungersi alla lista sarà Hugo Boss, dal 2007 in mano alla famiglia Marzotto e al fondo Permira, che ora però si appresta a vendere. In questo caso si tratta però soltanto di un passaggio di consegne a fini speculativi, poichè la maison (originariamente tedesca, e non italiana) ha chiuso il 2011 con un utile in crescita del 53% a 285 milioni di euro, e ora Permira vorrebbe passare all'incasso cedendone il controllo.

E le aziende italiane, o quel che ne rimane? Hanno combinato, da par loro, poco o nulla. Le uniche a tenere alta la bandiera sono state Luxottica, che ha acquisito la brasiliana Tecnol e le messicane High Tech e Sanza, e Safilo, sempre nel settore degli occhiali, che ha rilevato Polaroid e Eyewear. 

Il perchè di questo fenomeno, ormai noto e destinato a crescere, lo spiega sempre Pambianco: "Il mercato di moda e lusso, nonostante la crisi, cresce grazie ai Paesi emergenti. Ma di questa situazione si stanno avvantaggiando solo i grandi gruppi esteri del lusso, con crescite a doppia cifra nei fatturati e nei margini così da generare abbondante liquidità in cassa. In Italia, non solo la dimensione media delle aziende è ridotta e non permette loro di agganciare questo treno di crescita ma il mercato interno è in sofferenza". Questo è il motivo per cui le nostre aziende, che faticano a crescere, diventano prede sempre più ambite.
 
Fonte: FIRSTonline
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